|

Le riflessioni che vengono proposte in queste pagine non sono se non degli appunti, esito della ricerca e materiale per il lavoro svolto nell’ambito del Dipartimento di Arte e antropologia del Sacro dell’Accademia di Brera a Milano, in collaborazione con la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Il titolo dato alla raccolta di questo materiale devoti e creativi - vuole alludere al rilievo dell’atto dell’uomo, cui si assegna una caratteristica o una qualità teologica quella della capacità creativa consueta del resto nel designare le diverse forme del fare artistico; ma questa capacità è seconda, anche se non secondaria, rispetto allo scoprirsi da sempre già posti in un legame, espresso nei termini della devozione, che chiede di essere sempre nuovamente determinato. […]
È questo che sa praticamente la religiosità popolare, la quale, mentre produce gesti e oggetti devoti, si lega effettivamente a Dio e in questo senso riconosce e “crea” un legame e un vincolo di cui ogni sapere teologico che sia tale dovrebbe poter restituire le coordinate, ma che la pietà popolare anticipa e azzarda in un gesto che proprio in quanto ci appare un po’ ingenuo e trasgressivo, mostra in realtà i tratti autentici della fede e dell’amore. [G.T.]
La ricerca di Giovanni Trabucco sviluppa il tema della “estetica teologica” secondo una prospettiva originale […] La domanda sulle ragioni essenziali che hanno permesso di “farsi immagine” di Dio diventa quella sul chi ha per primo tanto osato. E questo chi è il popolo cristiano, gli abitanti della ecclesia militans. […] Esiste certamente anche nel Cristianesimo una tradizione, per così dire, “sublime”, per la quale al culmine della capacità di rappresentare o della “fantasia” si trova la Luce perfettamente ineffabile della Divinità. E tuttavia mai tale tradizione svaluta la dimensione estetica dell’immagine, anche se può a volte concepirla come semplice mezzo o passaggio […] Tutte le grandi mistiche […] si edificano sul “vissuto” di un’esperienza di fede che mantiene vivissime le tracce della sua origine popolare e cioè della sua radice nel popolo di Dio. Per tutti questi motivi la dimensione estetica e la riflessione su di essa sono un tratto imprescindibile dell’intera tradizione cristiana. Non può esservi teologia nel suo ambito che non sia anche “estetica teologica”. [dalla prefazione di Massimo Cacciari]
[…] Poiché, a quanto sembra, si tratta di stare accuratamente “alla larga” dalla pretesa di indagare intorno alla verità delle cose, secondo l’opportunistico e redditizio cliché della dogmatica del libero mercato, anche la religiosità popolare ha il suo momento di euforia. Nel concerto dei consumi simbolici del rozzo e del sublime, ed entro i limiti dell’offerta politicamente corretta, s’intende. […] Nel momento in cui l’intellettuale voglia riprendere coscienza e decenza del proprio ruolo “pensare”, poniamo, fra le altre cose il tema appare tutt’altro che residuale o periferico. Al contrario. […] In verità, si incomincia di nuovo a intuirlo, la “cosa” della “religiosità popolare” è tema discriminante e di merito per l’approccio teorico ai concetti-cardine della teologia del fondamento: rivelazione, fede, testimonianza e comunità. Come anche della sociologia e dell’antropologia del legame sociale: questione culturalmente incandescente, eppure non declinabile. […]
I percorsi che Giovanni Trabucco imbastisce, intorno alla cura paziente con la quale devono essere pensati i molti risvolti di questa circolarità, onora in primo luogo la pertinenza e la dignità della materia teologica che la religiosità popolare istituisce e istruisce. L’onore della teologia significa, qui, anche la capacità di attrezzare un modello di pensiero e un tipo di ragionamento che siano in grado di accogliere l’originalità della traccia umana e del segno iconico: senza scontarla a priori come una semplice applicazione della dottrina, e senza saturarla anticipatamente con il ricalco di una coerenza espositiva che mortifica l’invenzione e la riflessione specificamente iscritte nel gesto della devozione. [dalla post-fazione di Pierangelo Sequeri]
|